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20 maggio 2016 Un'ondata di innovazione ha coinvolto l'accesso agli atti amministrativi lo scorso 17 maggio. "...chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni...", parole dichiarate espressamente nel comma 2 dell'art. 6 del Decreto Legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri. Uno degli scopi prefissi riguarda il favorire la partecipazione al dibattito pubblico, molto importante per offrire al cittadino l'eventualità di entrare nel cuore delle vicende che lo coinvolgono. Ma le eccezioni non mancano. Il diniego può essere necessario nell'istanza in cui venga meno la tutela degli interessi pubblici. Si parla di: sicurezza pubblica e ordine pubblico, sicurezza nazionale, difesa e questioni militari, relazioni internazionali, politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato, conduzioni di indagini sui reati e loro perseguimento, ed infine il regolare svolgimento di attività ispettive. Sarà compito delle pubbliche amministrazioni divulgare online alcuni dati di interesse collettivo, come ad esempio i debiti commerciali accumulati nei riguardi dei fornitori ed ancora le informazioni sulle indennità dei politici e la corrispettiva situazione patrimoniale. Dal momento in cui l'invio è telematico, le P.A. dovranno concedere gratuitamente i documenti e qualora necessario, il richiedente avrà l'obbligo di effettuare il pagamento del costo sostenuto per riprodurre il documento su supporti materiali. Nonostante le amministrazioni siano state salvaguardate per anni dal silenzio-rifiuto, da oggi sarà impossibile servirsene, poiché con il nuovo decreto hanno l'obbligo di comunicare entro 30 giorni il proprio riscontro; in caso di negazione delle informazioni richieste, dovranno motivare espressamente la decisione e, in assenza di risposta, il semplice fatto di non aver espresso un giudizio in merito verrà considerato un assenso permettendo automaticamente il diritto ad accedervi. Di fronte ad una domanda respinta si potrà fare ricorso al Responsabile anti-corruzione oppure, nel caso degli enti locali, ci si potrà rivolgere al difensore civico, il quale stabilirà la valenza della negazione e provvederà a raccogliere tutte le informazioni in merito per esporre un giudizio. In definitiva, quel che è certo è che il Governo ha mosso i primi passi verso una trasparenza che finalmente coinvolge chiunque voglia essere messo al corrente sulle vicende pubbliche. Si giunge ad una domanda. Saranno in grado i cittadini di far valere il proprio diritto?
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