31 agosto 2016
STRESS POST TERREMOTO: L'ANALISI DELL'IFC DEL CNR
Gli effetti psicologici scatenati e quale assistenza fornire

Le calamità naturali come il terremoto che ha colpito l'Italia centrale nei giorni scorsi sono eventi che superano l'ambito della normale esperienza e che quindi, dal punto di vista psicologico, rappresentano traumi tali da indurre stress in chiunque li abbia vissuti. Sulla patologia dello stress post traumatico è intervenuto l'Istituto di fisiologia clinica del CNR.

I rischi e gli effetti psicologici
I rischi per la sfera psicologica sono legati all'insorgenza di patologie, spesso gravi, conseguenti alla cronicizzazione della paura, che diventa angoscia quando l'evento sismico non si esaurisce in breve, ma si protrae nel tempo. Una simile sollecitazione emotiva innesca una serie di effetti tipicamente legati all'esposizione cronica di stress, quali modificazioni dei livelli ormonali (cortisolo e catecolamine, nelle donne anche gli estrogeni), alterazioni del sonno e, nel lungo termine, variazioni cardiovascolari associate a un maggior rischio di sviluppare ipertensione, tachicardia e talvolta infarto del miocardio. Tutto questo crea una via preferenziale per l'insorgenza di patologie come la depressione e il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS).

Le emozioni
Il terremoto produce nelle persone uno choc emozionale intenso, tipicamente scatenando ansia, paura e attacchi di panico. L'ansia è generalmente un'emozione a due facce: da un lato può spingere l'individuo a dare il massimo mediante una serie di processi dinamici neurali, fisiologici, comportamentali e cognitivi che portano all'adattamento; dall'altro può limitare l'esistenza dell'individuo stesso inducendo alterazioni neurali, fisiologiche, comportamentali e cognitive che aumentano la vulnerabilità a manifestare patologie. Alcuni studi hanno dimostrato come, anche in situazioni drammatiche come sopravvivere ad un terremoto, le vittime possano sperimentare emozioni positive, altrettanto intense e persistenti di quelle negative.

Assistenza psicologica
Serve una prevenzione primaria, in cui si mette l'individuo in condizioni di conoscere le proprie emozioni e saper controllare gli effetti che queste hanno sul comportamento e sulla salute psicologica, attraverso una formazione specifica con l'aiuto di corsi e tecniche da attuarsi ovviamente in periodi precedenti al disastro. Ma deve seguire una prevenzione secondaria, in cui vengono programmati interventi di sostegno psicologico, successivi al sisma.

I consigli
Non bisogna far passare troppo tempo. Viene utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale, che prevede l'inizio della cura nei primi giorni successivi al trauma. L'obiettivo è quello di aiutare ad elaborare la tragedia e ad "incanalare" le emozioni, in modo da arrivare lentamente a non viverle più. Di solito viene effettuata direttamente "sul posto" da un'équipe di psicologi specializzati negli interventi immediati. Le due categorie più a rischio sono soprattutto i bambini e gli anziani. Nel caso dei bambini si continua con la psicoterapia, che viene praticata anche sui genitori e sugli insegnanti, in modo da creare una vera e propria rete attorno al piccolo, per aiutarlo nella guarigione.

È un lavoro da portare avanti con delicatezza, ma senza perdere tempo.


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