14 aprile 2016
equitalia
La Cassazione Tributaria torna a pronunciarsi in materia di onere della prova e obbligo di tenuta delle cartelle di pagamento a carico di Equitalia.

Un’importante vittoria per i consumatori.

Con la sentenza n. 6887 del 8 aprile 2016, la Sezione Tributaria Civile della Corte di Cassazione ha affermato importanti principi in materia di onere della prova e obbligo di tenuta delle cartelle di pagamento a carico di Equitalia, principi che rappresentano un’importante vittoria per i consumatori.
La vicenda era sorta a seguito della notifica ad un contribuente, da parte dell’Agente della Riscossione per la Provincia di Firenze, di una iscrizione ipotecaria sull’immobile di residenza, per un importo complessivo di € 493.718,42, pari al doppio del credito vantato dal Concessionario.
Dopo un primo giudizio sfavorevole svoltosi dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, lo stesso contribuente aveva proposto appello alla Commissione Tributaria Regionale, la quale, ribaltando la pronuncia di prime cure, con sentenza n. 6 del 16 gennaio 2012, aveva riconosciuto e dichiarato l’illegittimità della richiamata iscrizione ipotecaria, in quanto l’Agente della Riscossione non aveva fornito la prova dell’avvenuta regolare notificazione delle cartelle di pagamento poste a fondamento della stessa iscrizione.
Ebbene, proprio su tale punto, impugnata, da parte di Equitalia, la sentenza di appello davanti alla Suprema Corte di Cassazione per richiederne la riforma, il Giudice di legittimità ha ritenuto, invece, di dover confermare le ragioni del contribuente, assistito dal consulente legale di ADICONSUM TOSCANA, Avv. Cinzia Matacchiera, in tutti i gradi di giudizio.
Infatti, la Cassazione ha innanzitutto ribadito il principio secondo cui, in presenza della specifica contestazione mossa dal contribuente avverso la regolarità della notificazione delle cartelle di pagamento, “è onere della società concessionaria fornire la prova dell’avvenuta regolare notificazione di tutte le cartelle, in quanto atti prodromici […] portanti il credito fatto oggetto della garanzia ipotecaria”.
E, prosegue la Suprema Corte, “tale onere doveva essere assolto mediante produzione in giudizio della ‘relata’ di notificazione , ovvero dell’avviso di ricevimento “essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell’Amministrazione finanziaria o attestazioni dell’ufficio postale”.
Ma certamente più rilevante è il secondo principio affermato dalla Cassazione con la pronuncia in esame, e cioè quello concernete la durata dell’obbligo di tenuta delle cartelle di pagamento da parte del Concessionario.
Quest’ultimo, infatti, nel richiedere la riforma della decisione della Commissione Tributaria Regionale, aveva invocato il disposto dell’art. 26, comma 5, d.P.R. 602/73, che impone all’esattore di conservare per soli cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento e di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.
Pertanto, secondo Equitalia, sulla base di tale disposto normativo, nel caso di specie, la produzione della cartelle poste a fondamento dell’iscrizione ipotecaria, seppure richiesta dal ricorrente, non poteva esperirsi, in quanto le stesse cartelle erano state notificate in data anteriore al quinquennio previsto dalla menzionata norma di legge.
Invece, il Giudice di legittimità, disattendendo tale interpretazione, ha ritenuto di dover precisare che la suddetta disposizione “non enuclea un’ipotesi di esenzione, oltre il quinquennio, dell’onere della prova a vantaggio del concessionario, limitandosi a stabilire che quest’ultimo conservi la prova documentale della cartella notificata a soli fini di esibizione al contribuente o all’amministrazione. Ciò non toglie che, per le esigenze connaturate al contenzioso giurisdizionale, trovino pieno e continuativo vigore […] anche oltre i cinque anni – le disposizioni generali sul riparto e sul soddisfacimento dell’onere probatorio; con la conseguenza che il concessionario sarà comunque tenuto, indipendentemente dal suddetto obbligo di conservazione nel quinquennio, a fornire in giudizio la prova della notificazione della cartella”.
Infatti, precisa la Cassazione, “una cosa [è] l’obbligo di conservazione a fini amministrativi, organizzativi ed ispettivi, e tutt’altra l’osservanza dell’art. 2697 c.c., non derogato dalla norma speciale”, che, dunque, pone sempre a carico di chi vuol far valere un diritto in giudizio l’onere di provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Pertanto, la sentenza in commento assume un’importanza fondamentale in quanto chiarisce definitivamente uno degli aspetti più controversi che i consumatori si trovano a dover affrontare nella gestione del contenzioso con Equitalia.

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