19 luglio 2014
banca d'italia
Secondo i dati pubblicati nel giugno 2014 dalla Banca D’Italia nel Rapporto annuale regionale su “L’economia Toscana”,  nel corso del 2013 è proseguita la flessione del livello di attività economica nell’intera regione Toscana.
 
Dalle stime disponibili, emerge un dato importante:  il prodotto sarebbe calato dell’1,7 %, in misura lievemente meno intensa di quella del complesso del paese.
A fronte di un dato ancora negativo nel complesso dell'anno per ordini e produzione, nel secondo semestre è aumentata la richiesta di ordini esteri e si è attenuata la riduzione di quelli interni.
Il sistema della moda e della meccanica ha contribuito positivamente all’export.

Nessun miglioramento invece per l’edilizia nuovamente in calo negli indicatori di impiego di forza lavoro e di materie prime, dovute in particolar modo ad una flessione del mercato abitativo e ad una flessione delle compravendite e dei prezzi, mentre quello delle opere pubbliche da un modesto volume dei bandi di gara.

Per quanto riguarda i servizi invece, ciò che ha pesato notevolmente è stata la debolezza della domanda interna; le presenze turistiche rimangono invece stabili grazie al contributo positivo della componente estera.

Durante la crisi le vendite all'estero di manufatti toscani hanno contenuto il calo del prodotto regionale, vi hanno contribuito i principali settori di specializzazione, con l'eccezione dei mezzi di trasporto, e la capacità di diversificare i mercati di sbocco, specialmente al di fuori della UE.
Sono cresciuti sia le esportazioni delle imprese già presenti sui mercati internazionali sia il numero di esportatori.

I dati dell’ultimo censimento delle attività produttive documentano il cambiamento del tessuto economico regionale, caratterizzato da un aumento del peso degli addetti nei servizi e da una flessione nell’industria. Il calo è direttamente connesso ad una maggiore specializzazione in settori meno dinamici, all’interno dei quali l’andamento ha dato risultati migliori rispetto al resto del paese.

Il numero degli occupati è rimasto stabile, in presenza di un impiego ancora elevato degli ammortizzatori sociali. La maggiore offerta di lavoro si è riflessa in un aumento della disoccupazione. La crisi ha inciso, in particolare, sulle classi più giovani: alla riduzione delle prospettive occupazionali si è associato il calo delle immatricolazioni universitarie.

Per quanto riguarda il credito bancario alle imprese e alle famiglie consumatrici nel corso del 2013, si è intensificata la flessione e la domanda si è rivelata ancora debole, limitata per le imprese alla sola ristrutturazione del debito esistente. È rimasta invece restrittiva l’offerta, specialmente in termini di condizioni di prezzo applicate alle posizioni maggiormente rischiose. Alcune imprese di grandi dimensioni hanno sostituito prestiti bancari con emissioni obbligazionarie; il fabbisogno di credito si è ridotto anche per effetto del pagamento di debiti pregressi della Pubblica amministrazione.

Segnali di ripresa invece per la domanda e le condizione dell’offerta. Nei primi mesi del 2014 la flessione dei finanziamenti si è attenuata. I flussi di nuove sofferenze emersi nel 2013 sono stati considerevoli, superando in rapporto ai prestiti il quadruplo dei livelli pre-crisi. Essi si sono concentrati nel settore produttivo, mentre il tasso di decadimento delle famiglie è rimasto contenuto.
Rispetto al massimo raggiunto nel 2011 si è ridotto di quasi un decimo il numero di filiali bancarie in regione. In un contesto di accresciuto ricorso ai canali telematici, vi hanno inciso i processi di riorganizzazione avviati dai principali gruppi.

"Occorrono politiche di rilancio dei consumi interni dice Grazia Simone, Segretario Generale Adiconsum Toscana, e queste possono essere attuate solo con una vera riforma di riduzione fiscale nazionale e locale. I cittadini, ormai, investono i loro guadagni solo per far fronte alle spese di servizi e tasse e poco rimane per il resto".