22 novembre 2019
CINQUE IMPORTANTI SUCCESSI DI ADICONSUM TOSCANA IN MATERIA DI RENDIMENTO E PRESCRIZIONE DEI BUONI FRUTTIFERI POSTALI
L'Arbitro Bancario Finanziario, in cinque casi seguiti dall'Associazione, conferma l'orientamento favorevole ai risparmiatori.

Sono ben cinque le decisioni dell'Arbritro Bancario Finanziario che, negli ultimi mesi, hanno accolto le ragioni dei risparmiatori che avevano investito in buoni fruttiferi postali e che si sono rivolti alle sedi di Firenze e Livorno di Adiconsum Toscana per ricevere assistenza, riuscendo così a recuperare i propri risparmi.
In particolare, l'ABF ha confermato il proprio orientamento in materia di rendimento dei buoni ordinari trentennali appartenenti alla serie Q/P, introdotta con D. M. Ministero del Tesoro del 13 giugno 1986, ed ha affermato un importante principio per ciò che concerne la prescrizione dei c.d. "buoni a termine" cartacei, circolanti all'inizio degli anni 2000.
Le decisioni in questione sono, più precisamente, la n. 19744/19 del 21/08/19, la n. 23032/19 del 15/10/19 e la n. 24847/19 del 12/11/19, del Collegio di Bologna, la n. 21937/19 del 25/09/19, del Collegio di Bari, ed infine, la n. 13754/19 del 30/05/19, sempre del Collegio di Bologna.
Con le prime quattro decisioni richiamate, l'ABF, accogliendo le tesi sotenute dall'Associazione, a difesa dei risparmiatori, ha chiarito alcuni importanti aspetti che riguardano i buoni postali emessi dopo l'entrata in vigore del D. M. 13 giugno 1986, mediante l'utilizzo dei moduli cartacei appartenenti alle vecchie serie e, in particolare, quelli della serie P. In tali casi, il suddetto decreto consentiva tale utilizzo, purché la disciplina dei tassi stampigliata sul retro dei titoli fosse modificata con l'apposizione di un timbro di aggiornamento ed anche sul fronte fosse apposto il timbro indicante la nuova serie Q/P.

Tuttavia, partendo dai principi sanciti dalla storica sentenza della Cassazione, a Sezioni Unite, n. 13979/2007, l'ABF, nelle pronunce sopra richiamate, ha stabilito che, seppure sia pacifica la possibilità di modificare, anche in senso peggiorativo, il rendimento dei buoni fruttiferi postali con un decreto ministeriale successivo all'emissione dei buoni stessi, in quanto consentito dalle norme di legge all'epoca in vigore, ciò non è possibile in caso di sottoscrizione di buoni postali dopo l'emanazione del decreto istitutivo di nuove serie e modificativo delle precedenti su moduli appartenenti a serie non più circolanti. In tali casi, infatti, spiega l'ABF, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti e dunque, si deve escludere che le condizioni alle quali l'amministrazione postale si obbliga possano essere diverse, sin da principio, da quelle espressamente rese note al risparmiatore all'atto stesso della sottoscrizione del buono. Ne deriva, per i buoni della serie Q/P che riportino il timbro modificativo dei tassi solo per il primo ventennio di fruttuosità, che il risparmiatore ha diritto, per il periodo compreso tra il 21° e il 30° anno dalla sottoscrizione, a vedersi riconosciuti gli interessi bimestrali stampigliati sul titolo ed appartenenti alla serie P.
Nel caso deciso dal Collegio di Bari, peraltro, l'ABF ha anche affermato che, la non corretta apposizione del timbro di aggiornamento dei saggi di interesse, comporta il diritto del sottoscrittore ad ottenere la liquidazione di quelli originariamente previsti per la serie indicata sul modulo utilizzato.

Altro importante profilo chiarito dall'ABF con la richiamata decisione 13754/19 del 30/05/19, riguarda, invece, il termine prescrizionale dei buoni "a termine" cartacei e la sua decorrenza. Anche in tal caso, il Collegio ABF di Bologna, uniformandosi a quanto sancito dal Collegio di Coordinamento in una decisione del marzo 2019, ed accogliendo le tesi sostenute da Adiconsum, ha stabilito che il termine decennale di prescrizione dei buoni c. d. "a termine" deve calcolarsi a decorrere dal primo gennaio dell'anno successivo a quello di scadenza dei titoli. Ciò in quanto i decreti istitutivi di tali serie prevedono che i buoni possano essere "liquidati al termine del sesto (o settimo, a seconda della serie) anno successivo a quello di emissione".
E per "termine dell'anno", secondo l'interpretazione dell'ABF, deve intendersi, appunto, il 31 dicembre.
Dunque, non è corretta la prassi degli uffici postali di calcolare la prescrizione facendo coincidere la scadenza dei titoli con la data corrispondente a quella di sottoscrizione, cessato il periodo di fruttuosità.

I legali e gli esperti di Adiconsum Toscana sono a disposizione dei risparmiatori che siano titolari di buoni fruttiferi postali e che necessitino di assistenza in situazioni analoghe a quelle decise favorevolmente dall'ABF".  

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